Camminando per le strette stradine del borgo di Croveo, in Valle Antigorio, si incontrano alcuni cartelloni illustrati che raccontano le vicende accadute nel lontano XVI secolo, quando diverse donne e alcuni uomini vennero accusati di stregoneria, processati, torturati, e lasciati al loro tragico destino. Alcuni di questi cartelli riportano anche citazioni e frammenti di folklore locale, come quello che riguarda il profondo legame che è sempre esistito fra le streghe e i gatti. Spesso non solo le streghe erano accompagnate da gatti, in particolare neri, ma erano loro stesse a mutarsi in gatti. Le leggende che trattano di questa simbiosi sono numerosissime. Tornando a Croveo, proprio in uno dei cartelli che tracciano il percorso attraverso la storia delle streghe e il folklore nato attorno a loro, è riportata una parte di leggenda scritta da Sebastiano Ferraris, in arte Adolfo da Pontemalio, e pubblicata per intero nel prezioso libretto Novelle e leggende ossolane nel 1927. Dato che fortunatamente una ristampa anastatica di questo libro fa parte della mia libreria, ho voluto riportare la leggenda completa. Questa, per una volta, racconta della resistenza delle streghe e della loro rivalsa contro l’Inquisizione.
Possano tutte le streghe risorgere dalle proprie ceneri e riprendere, ognuna, il proprio posto nel mondo.
lunedì 10 agosto 2026
mercoledì 24 giugno 2026
La strega, l’ammiraglio e il mistero del paternoster verde
Nel mio ultimo viaggio in Liguria, sono passata dal porto antico di Genova e ho voluto raccontare nel mio diario di viaggio una leggenda che nasce proprio lì, quella che narra della strega e dell’ammiraglio. Tuttavia nel riscriverla mi sono imbattuta in un dettaglio che mi ha incuriosita, quello del misterioso paternoster verde. Così ho fatto qualche ricerca e ho scoperto che si tratta di una formula segreta che veniva recitata dai marinai, o meglio, dai comandanti delle navi liguri, per scongiurare le tempeste marine e le trombe d’aria. La ricerca prosegue ma al momento riporto qui quel poco che ho trovato, riproponendo anche la leggenda della strega e dell’ammiraglio, che trovate anche nel mio diario di viaggio.
La leggenda genovese della strega e dell’ammiraglio
La leggenda, che nasce attorno al porto antico di Genova, narra di un ammiraglio che, poco prima di partire con la sua nave, incontrò una misteriosa vecchina. L’uomo stava salendo dalla banchina della sua nave quando la anziana donnetta gli si avvicinò e gli chiese con garbo se aveva qualche moneta da darle. Imponente e burbero ma dal cuore gentile, l’ammiraglio donò alla signora diverse monete. Allora la vecchina lo ringraziò e con uno sguardo luminoso e penetrante gli fece una strana predizione.
La leggenda genovese della strega e dell’ammiraglio
La leggenda, che nasce attorno al porto antico di Genova, narra di un ammiraglio che, poco prima di partire con la sua nave, incontrò una misteriosa vecchina. L’uomo stava salendo dalla banchina della sua nave quando la anziana donnetta gli si avvicinò e gli chiese con garbo se aveva qualche moneta da darle. Imponente e burbero ma dal cuore gentile, l’ammiraglio donò alla signora diverse monete. Allora la vecchina lo ringraziò e con uno sguardo luminoso e penetrante gli fece una strana predizione.
giovedì 12 marzo 2026
Il processo alle masche di Rivara
Le tre sorelle masche di Forno Canavese e il processo alle masche di Rivara
Accenni storici e frammenti di stregoneria tradizionale
Uno dei processi per stregoneria più noti in Piemonte, soprattutto perché pervenutoci intatto, è quello del paesino canavesano di Levone. Ebbe inizio il giorno 11 di agosto del 1474 e la sua tragica fine si consumò il 7 di novembre 1474 con la morte di Antonia de Alberto e Francesca Viglone, entrambe messe al rogo sulla sponda del torrente Malone.
Quasi nulla si conosce tuttavia di un episodio simile che avvenne due anni prima, dal quale scaturì un altro processo immediatamente successivo a quello di Levone, che coinvolse il vicino paese di Rivara. Anche questo secondo processo venne istruito nel castello di Rivara, lo stesso nel quale erano state interrogate, torturate e condannate Antonia e Francesca, oltre che Bonaveria Viglone e Margarota Braya – le quattro masche di Levone.
Del primo episodio riferisce Pietro Vayra nel suo studio pubblicato nel 1874 (1), dove riporta che il 29 settembre del 1472, a Forno di Rivara – oggi Forno Canavese – vennero accusate di stregoneria tre sorelle, figlie di un certo Pietro Bonero. Di loro non è rimasto neanche il nome, a parte una delle tre, che pare si chiamasse Benvegnuta e che fu moglie di Turino Merlo. Tutte e tre le sorelle vennero condannate a morte e messe al rogo. Di loro è a stento sopravvissuta memoria.
Accenni storici e frammenti di stregoneria tradizionale
Uno dei processi per stregoneria più noti in Piemonte, soprattutto perché pervenutoci intatto, è quello del paesino canavesano di Levone. Ebbe inizio il giorno 11 di agosto del 1474 e la sua tragica fine si consumò il 7 di novembre 1474 con la morte di Antonia de Alberto e Francesca Viglone, entrambe messe al rogo sulla sponda del torrente Malone.
Quasi nulla si conosce tuttavia di un episodio simile che avvenne due anni prima, dal quale scaturì un altro processo immediatamente successivo a quello di Levone, che coinvolse il vicino paese di Rivara. Anche questo secondo processo venne istruito nel castello di Rivara, lo stesso nel quale erano state interrogate, torturate e condannate Antonia e Francesca, oltre che Bonaveria Viglone e Margarota Braya – le quattro masche di Levone.
Del primo episodio riferisce Pietro Vayra nel suo studio pubblicato nel 1874 (1), dove riporta che il 29 settembre del 1472, a Forno di Rivara – oggi Forno Canavese – vennero accusate di stregoneria tre sorelle, figlie di un certo Pietro Bonero. Di loro non è rimasto neanche il nome, a parte una delle tre, che pare si chiamasse Benvegnuta e che fu moglie di Turino Merlo. Tutte e tre le sorelle vennero condannate a morte e messe al rogo. Di loro è a stento sopravvissuta memoria.
domenica 1 marzo 2026
Il processo alle masche di Rifreddo e Gambasca. Parte seconda
Il processo alle masche di Rifreddo e Gambasca
Frammenti di stregoneria storica e tradizionale
Inoltriamoci adesso negli interrogatori delle tre donne di Rifreddo e Gambasca per scorgere, laddove possibile, i frammenti – a mio parere – più interessanti di stregoneria storica e tradizionale.
Innanzitutto scopriamo dove si svolgevano i raduni delle masche. Dalle confessioni emerge che le donne si riunivano di notte in alcuni luoghi vicini, ovvero “in un incrocio di viottoli delle gravere del Po e nel prato comune del forno di Rifreddo” (1), ovvero nel pascherio della piazza di Rifreddo; ma anche “sotto una quercia”, sempre in Rifreddo.
Frammenti di stregoneria storica e tradizionale
Inoltriamoci adesso negli interrogatori delle tre donne di Rifreddo e Gambasca per scorgere, laddove possibile, i frammenti – a mio parere – più interessanti di stregoneria storica e tradizionale.
Innanzitutto scopriamo dove si svolgevano i raduni delle masche. Dalle confessioni emerge che le donne si riunivano di notte in alcuni luoghi vicini, ovvero “in un incrocio di viottoli delle gravere del Po e nel prato comune del forno di Rifreddo” (1), ovvero nel pascherio della piazza di Rifreddo; ma anche “sotto una quercia”, sempre in Rifreddo.
Il processo alle masche di Rifreddo e Gambasca. Parte prima
Il processo alle masche di Rifreddo e Gambasca
Le masche e la badessa
Nei primi giorni di autunno del 1495, nei paesini alto piemontesi di Rifreddo e Gambasca ha inizio una caccia alle streghe che vedrà nove povere donne inquisite, incarcerate e infine, con ogni probabilità, mandate al rogo. Dell’intero processo sono sopravvissuti solo tre documenti, nei quali sono contenuti gli interrogatori e le confessioni di tre delle nove donne accusate. I loro nomi sono Giovanna Motossa, Caterina Bonivarda e Caterina Borrella.
Le masche e la badessa
Nei primi giorni di autunno del 1495, nei paesini alto piemontesi di Rifreddo e Gambasca ha inizio una caccia alle streghe che vedrà nove povere donne inquisite, incarcerate e infine, con ogni probabilità, mandate al rogo. Dell’intero processo sono sopravvissuti solo tre documenti, nei quali sono contenuti gli interrogatori e le confessioni di tre delle nove donne accusate. I loro nomi sono Giovanna Motossa, Caterina Bonivarda e Caterina Borrella.
mercoledì 5 novembre 2025
Eretiche, Apostate, Streghe
In diversi processi per stregoneria le donne accusate e condannate venivano definite dapprima eretiche, quindi eretiche e apostate, e infine streghe. La formula completa registrata in alcuni atti processuali divenne “eretica, apostata e strega”, con alcune varianti tipiche piemontesi, nelle quali la formula diventava “eretica, apostata e masca”, in quanto masca era il termine con il quale venivano definite le streghe in Piemonte.
Questo accadde nel processo alle streghe di Levone, dove Antonia de Alberto e Francesca Viglone vennero condannate in quanto “eretiche, apostate e streghe” (1) e in quello di Rifreddo e Gambasca, dove le accusate sono definite “heretice, masche et apostate”. (2)
Questo accadde nel processo alle streghe di Levone, dove Antonia de Alberto e Francesca Viglone vennero condannate in quanto “eretiche, apostate e streghe” (1) e in quello di Rifreddo e Gambasca, dove le accusate sono definite “heretice, masche et apostate”. (2)
martedì 4 novembre 2025
Parola magica: Limine
Certe parole sono saggezza racchiusa in poche lettere. Sono chiavi che, conosciute e pronunciate aprono porte che danno sull’invisibile. Una di queste parole, particolarmente legata al momento in cui il velo che separa i mondi si fa più sottile, è limine.
Limine o limen, dal latino limen –mĭnis, ovvero “soglia”.
Il limen è etimologicamente la soglia, e ne deriva la parola limine, il “varco per cui si entra in un luogo o in un ambiente”.
Il limen è quindi il passaggio, o meglio, la linea di passaggio sulla quale si passa per entrare – piuttosto che per uscire – in un luogo altro.
Limine o limen, dal latino limen –mĭnis, ovvero “soglia”.
Il limen è etimologicamente la soglia, e ne deriva la parola limine, il “varco per cui si entra in un luogo o in un ambiente”.
Il limen è quindi il passaggio, o meglio, la linea di passaggio sulla quale si passa per entrare – piuttosto che per uscire – in un luogo altro.
venerdì 17 ottobre 2025
Le Ricette dello Strigozio. Insalata e ciliegie
Nel primo processo alle streghe di Cassano d’Adda, una delle povere donne accusate e interrogate, ovvero Cossina da Groppello detta Formiga, rivelò di aver visto nel bosco Tuneda la Steffanina da Ferrara – imputata nel secondo processo – con altre streghe, mentre “prendevano cibo da ciliegie e insalata come facevano i demoni”.
Forse Cossina intendeva che le donne nel bosco mangiavano ciliegie e insalata separatamente, ma ho comunque voluto trarre una gustosa ricetta, perfetta per lo strigozio estivo e per magiche cene fra streghe e spiriti.
Forse Cossina intendeva che le donne nel bosco mangiavano ciliegie e insalata separatamente, ma ho comunque voluto trarre una gustosa ricetta, perfetta per lo strigozio estivo e per magiche cene fra streghe e spiriti.
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